Cesare Greppi
da “Almanacco dello Specchio”, Mondadori, Milano 2007. da Camera selvatica, Interlinea, Novara 2005.
VIGNA

Florida nella massa aliena
vegetale che la confonde
e perfettamente priva
di malinconia e priva
di allegoria si vede
una vigna abbandonata.
Si vede che mantiene
le promesse, per essere
stati fedeli gelo e tepore.
Quale specie di perfezione
ci sia non sai,
ma entra, comincia.
GIOCO

Tre bambine correvano
per un vecchio prato
e affannosamente si urtavano
e il gioco era
dire forte: mi scusi, mi scusi.
Poiché forse nessuna
di queste raccolte qui
persone dal destino misterioso
ricorderà il gioco ormai senza fiato,
né il prato, è necessario
che il passante lo scriva,
e in forma di pagina il gioco
rinunci alla sua fine,
nella notte fonda ancora
getti inudibili gridi.
GIORNO

La luce del giorno che viene
in un punto, la chioma
fine di un acero, quasi
è già splendore. Io non penso
che sia inutile questo tempo,
l’invasione che viene
sarà piacevole qui o là
dove va la mente,
come piacevole a molti
esseri sarà stata la nera
notte e il chiaro della luna,
e ora l’invasione sfolgorante
(e respiro cavato da un’arca).
UNA VOCE

Sull’evidenza che qui
è rimasta la voce non
celeste bolla
ma in ferma quantità
come particelle di materia
doppia tua e mia “come
dentro il fogliame di un albicocco”,
su questa scienza vivo,
poggio l’abitudine, confino
qui tutto il mio tempo.
Posso così ascoltare cose
fino alla fine, fino a
“e intorno
quanto silenzio vorresti
o ancora parole vorresti
o abbaiare di cani”.
LA VIA

Chi va per questa via
nel silenzio mette i passi,
come in una conca
di benevolenza tuffa i piedi.
Che cos’è vertiginoso?
Vertiginosa non è l’immersione,
sarebbe forse la sosta.
La via, composta, con debole
memoria, ha questo suo
modo per distendersi a soma lieve,
per finire all’altro capo,
l’alto giorno maestoso.
SU CERTE LACRIME

Lacrime come quelle
e la pelle fragile invasa
e i presenti che da quegli ori
sono stati una volta
una volta illuminati...

io parlo da un lungo ritardo
che fa malinconici
ma sto sulla scena
dei campi e dei volti
in quel modo lavati

(e se il mio stare un vento
o una corrente mi toglie
lì non mancherà mai niente)

(e se il mio stare un vento
o una corrente mi toglie
lì non resterà più niente)
UNA DONNA

Ora che sta mancando
la luce del giorno, al resto
che si addensa risponde
velocemente una donna
incamminatasi come una forma
dì luce, dunque c’è qualcuno
giù, eretta come avesse nelle mani
cibo per ospiti, e bianca, galoppano
sulle foglie cadute due suoi
cani.
CUSTODE

Batte confini
già battuti,
percorre terre quiete
già percorse, mette
insieme le ore.

Oh voi, gira intorno un custode,
accurato nel passo,
nel passo e nello sguardo.

Custodisci, custode,
con tutto te stesso, sull’accorata diligenza
non cedere di un’unghia,
sulla virtù
che nutre il tuo cerchio.


Questa sera e un naturale
luogo accanto alla sua gloria
nel seno del suo bene
chi non vorrebbe?
Bello il diciannove agosto
e la sua sera per l’anno
pesante e maturo. Fra i cento
aceri è colmo solo uno
di voci, una nuvola
con fresche pause stride
presa dal piacere
di chiudersi qui
prima di tacere.


Avuto il dono,
non mescolarvi niente,
la viva traccia dell’armoniosa
o luminosa veste, l’infantile
saltellare,
o barcollare, neppure la forma
che prende l’oblio.
Dunque non mescolarvi
quel luminoso saltellare,
la veste viva,
l’infantile niente
dell’oblio, in boccio
e quando crescerà.
BOTTA E RISPOSTA

– Avviluppata nel tempo mutato,
al muro di mezzogiorno
come sfidi
al muro occidentale come sfidi
i visti e rivisti bei rosai?

– Avviluppata nel tempo mutato,
come una piccola
recitante che s’incaglia,
come va custode antica
per dolce affollamento
a una porta comprensiva
che l’abbaglia.
A GIORNO FATTO

La stagione manda luce
viva e il giorno tenace
cresce e dilaga
ma sempre meno semplice
sorprendentemente alto
strano rigoglio di sé.
Quest’uomo non lo contraddice,
e quale più giusta replica
se non toccarne la soglia
ugualmente
se non toccarlo con mano
se non passargli un segreto
ugualmente
come da un giaciglio?
UN’ORA SEMPLICE

Non come suggerisce la nostra
contronatura non fragile,
stiamo salendo una collina,
mettiamo insieme i passi,
nel color fumo che svanisce.
Ah, si annunciano
i passi in noi

Alla tutta opaca e pesante,
ma bella-opaca,
bella-pesante,
bella collina
vanno gli imperfetti passi,
dalle giunture alla terra
abolito smarrimento

Se ne vanno i nostri passi,
a me pare immortalmente,
per la terra e la mattina
sono andati
                         
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