| Antonio Rossi | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| DA DIAFONIE | DA SESTERNO | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Scheiwiller, Milano 1995 (prefazione di Stefano Agosti). | Book Editore, Castel Maggiore 2005. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Cieco e vorace lo sfondo ma opportuna un’irruzione quantunque incauta per cui si può sussultare, essere rigidi, guardarsi da piogge perfide o altro intrigo, indugiare o avanzare fra depositi sino a una temibile prossima nebulizzazione. |
Un tappeto accoglie ipotesi, negazioni, affanni tornati, è l’ultimo aggancio prima del tuffo nell’oscuro spazioso, nel giorno del foro che aspira; e di nuovo la sola caligine e una morsa o altro che stringe ascelle, una gola e le gote non più simili al colore del minio. |
Da quale interrato, teca o plico affiorano o scivolano ritagli di cui si constata il numero, la misura ineguale, la facile mobilità oppure una lamella, una superficie cesellata e frondosa, pupille appuntite, un contorno separato, un ravvolgimento, uno spicchio nodulato. |
Se graffi, gonfiori si producono a contatto di punte e vapori ledono polsi o incidono effigi crociate di cui si dirà si eclisseranno e torsioni rivelano membrane segnate da lievi sporgenze riflette in un fianco un foglio di ottone, è impuro per piegature, per imbratti. |
Una bocca pronuncia un nome lo ripete attende l’indomani per meglio modularlo quasi lo scandisce a sorpresa da torri o scantinati lo articola con segreta inflessione sinché fuori perviene un giorno più che voce un surrogato di essa e stupore impulsi abiti gettati via e molto è insensibile impallidisce ammutolisce. |
Autonomamente ci si divincola: in scomparti bene organizzati con intensità o languidamente spiati e per una congettura ricadendo da spigoli frequenti verso il dannoso integrale abbandono e lo sfrenato sgomento che una o due ore dopo nuovamente fa sobbalzare invocare dissetanti subito approntati e crea persuasioni e diffidenze che analisi e resoconti se non debolmente riescono a fugare. |
Se una cleptomane si getta nel sonno dai tufi la frenano in basso manufatti residui e cordami; e animali e passanti sono presi da grande meraviglia mentre i gesti, separati, vagano fra pseudo garitte. Analogamente se la vista dell’altro occhio era già nulla se l’udito dell’altro orecchio era già nullo cellule a blocchi o singole illazioni e frenesie vengono sine die agitate scomposte disseminate su sterrati non casualmente manomessi cui si conta di accedere. L’intemperanza sarà prioritaria. |
Seppure in ambiente solido; il facsimile di un camerino; fra casse inservibili e per questo distrutte; delle frequenze che si vogliono pare eludere o impigliare; un interrogativo sciolto solo in un secondo tempo; una proroga; una suppletiva dose di agitazione. |
Usualmente o con foga un parametro o abitacolo vischioso incorpora o asporta soggetti riluttanti e cela freghi e additivi copiosi e dopo trazioni o pericoli estromette in tracciati dislocati e insidiati da particelle. |
Solo se il pomeriggio è sgusciante si può ripassare fra medesime transenne girevoli e notare questa volta una libellula di balsa, fesa o del lombo su ganci o percepire profumi non facilmente decifrabili o affermazioni quali vivo in un frastuono di betoniere a tempo illimitato. |
A estensive fluttuazioni di perimetri dove si agglomerano una lince con chioma, un multiplo istigare affacciarsi escludere, dei rapaci folleggianti e incroci, appoggi, fragili adesioni o a sensibili vaporizzazioni sarà forse imputabile questo suasivo pertinace scompiglio. |
Metalli spruzzati o sfregati e spatole ampie e cunei non adattabili e cordini decisamente annodati o un set di capsule di cui una verde smeraldo, una glauca, una scarlatta e un caseggiato senza più gridi e un elenco senza più nomi possono oggi confondersi o involarsi. |
Negli stessi rovi o custodi sorpresi nel riposo una smania dispone a tragitti non meno dissennati e dell’ombra è un uncino robusto e pronto a premere smodato e ogni gola o livido esibito si rovescia da binari e catene nell’insidia molto convulsa. |
Il rosa porta chiodi di garofano e forre sollecite a impedire o sopraffare prima che un’oscura istanza differisca ogni foga poiché ora imperversano cauti predoni e in edifici sghembi un fragore occulta torsioni e anomalie o con lusinga piomba e investe rètine come distolte. |
Nodi e cappi che sempre si sfilano dopo l’ostinato uso e miscugli come esplosi non vagano in corsie o guardaroba finché per nascosto motivo svincolati essi sono sull’isolante una stravolta compagine superabile con sussulto fra le aste ritorte o spalancate. |
Svuotata ogni abitazione di merci e personaggi e aboliti pilastri e rinzaffi e disattivata ogni annessa scorreria ciò che trapela e agguanta non è la vista di abnormi gigli né il percuotere cupo di un ospite sgradito non l’esclusivo permanente invito. |
Del porfido è un tavolato su cui un carboncino estratto da stabile buca lascia tracce di scherno: ognuno dissemina palmette nel vallone ombroso dove una casa con sorpresa evidente quasi è imbandita. |
Settima bequadro legature meno importano di passi obbligati verso pagine cautamente schiuse traversate abbandonate entro circuito prossimo al subbuglio al perturbato calare su registro precipitarsi dare aria spalancare meritando da ciò goffo decreto. |
Calibra fissa lambisce sbanda transige dista frappone intrude distorce scansa omette svia trafuga latita ricusa esclama cifra dissipa effigie sforma. |
Una mente volgerla dove? A striature ombre sicure massi o giù rimbalzando da felci sul discontinuo abitato e nomade a serre padiglioni fetide cataste da cui passero fanello gazza trae felicità. |
Polvere sulla torre più non si pone: molestia spazza punisce maniglie una rupe che florida pareva scafi albanelle in gariga: perimetri a intangibile sostanza si convertono e se dissesto si produce o sorta d’intento per suo tragitto va e d’argine si fa beffa. |
Vertice avulso dà scarto bruno flebile molesto se galla cerro sommacco in calotta o diffusore langue brulica snerba e hanno percorsi da ciascuno scrutati poiché reca uno schema lusinghe o dissuasioni specie se dal punto di rugiada in atmosfera scompensando transvola. |
Un frutto da un piatto levato e in altra stoviglia depositato perché più avida fauce più a lungo possa gioire è causa di sorpresa dissenso protesta quando non di mestizia e la nera bisaccia cosa non ospita nei fidati ripostigli. |
Filo blu orno stringe spago principiante salva nylon frangendo a chiave di violino aspetto dà e torti strumenti dormono confitti nei dipinti reticoli che bocca sottile neglige o tenta e manica forcipe nappa inzuppata deflagrano fanno spedita mescola. |
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