| Robert Walser | |
| DAS ALPHABET (1921) | |
| A. reitet als Amazone durch eine Allee. Was für ein nobler, prachtiger Anblick. Ich könnte mich in die schöne Gestalt beinah’ verlieben. B. ist ein Berg. Du bist ja auch ein Freund vom Bergsteigen. C. bleibt unbestimmt, aber in D. seh’ ich eine Droschke, die ins Land hinausfährt. Gern möcht’ ich auch mit drinsitzen. E. kommt mir wie ein feiner Eßtisch vor. Wie lieb’ ich Leckerbissen. Es tut mir leid, so etwas gestehen zu müssen. F. blitzt als Fingerring. Ich hab’ ihn probiert, er paßte mir tadellos. G. ist ein Garten voll hübscher Blumen, worin es mir ausnehmend behagte. Freilich verlor ich Zeit dabei, doch die ist ja dazu da. H. sieht wie ein Hochzeitspaar aus. Beide Vermählte stehen auf einem Hügel. I. überspringe ich, denn das bin ich selbst. In K. erkenn’ ich eine Kellnerin, sie serviert Kaffee. L. duftet als Linde. Ist solch ein Baum nicht köstlich? M. gleicht dem Meer. Ich und du und noch jemand Drittes ergingen uns am kühlen, blumigen Ufer. Du denkst doch noch bisweilen daran! N. stellt sich als mondhelle Nacht dar. Ich stehe und schaue wie ein echter Poet mit Lockenhaar zu den Sternen hinauf. Locken hab’ ich zwar leider keine. O. ist ein momentan unnötiges Möbel, nämlich ein Ofen. An P. sitze und schreibe ich wie an einem Pult. Q. umgeh’ ich. R. ist ein Räuber mit romantischem Mantel, der sich aber offenbar bloß zum Schauspieler ausbildet. Er übt sich als Karl Moor. S. breitet sich wie ein See aus, T. leuchtet als goldiger Tag. U. wird wohl der Ulmerdom sein. Bei V. hör’ ich Vöglein singen, bei W. weht ein Wind, der den Wald rauschen macht. X. hat nix. Über Y. weg komm’ ich zu Z., einem Zeitungsbureau und gebe mein Alphabet ab. |
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| da Robert Walser, Das Alphabet, in Sämtliche Werke in Einzelausgaben, a cura di Jochen Greven, XVII (Wenn Schwache sich für stark halten. Prose aus der Berner Zeit 1921-1925), Suhrkamp Verlag, Zürich-Frankfurt am Main 1986, pp. 192-93 (testo apparso per la prima volta nella «Neue Zürcher Zeitung», giugno 1921). Nota: R: Karl Moor è il capo dei masnadieri nell’opera di Schiller Die Räuber. Traduzione di Antonio Rossi. |
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| L’ALFABETO (1921) | |
| A. cavalca a guisa di amazzone lungo un viale alberato. Che nobile, maestoso spettacolo. Quasi mi potrei innamorare di questa leggiadra figura. B. è una barriera montagnosa, beninteso anche tu sei un patito dell’alpinismo. C. resta indefinita, mentre vedo nella D. una diligenza che conduce in campagna. Dentro di essa vorrei anch’io accomodarmi. E. si presenta come un elegante tavolo da pranzo. Quanto mi piacciono le ghiottonerie. Mi spiace dover confessare una cosa del genere. F. è un fulgido anello al dito. L’ho provato, era perfetto. G. è un giardino con graziosi fiori dove le cose mi vanno oltremodo a genio. Lì certamente ho sprecato le mie giornate, ma anche a questo serve il tempo. H. ha l’aspetto di una coppia di sposi. Hanno raggiunto insieme la sommità di una collina. I. la salto poiché sono io stesso. Nella K. riconosco una kellerina che serve del caffè. L. ha l’aroma di un tiglio. Non è forse tale albero fra i più belli? M. assomiglia al mare. Io e te e anche una terza persona eravamo andati a passeggio lungo alla fresca, fiorita riva. E ancora ci pensi ogni tanto! N. appare come una notte illuminata dalla luna. Sono in piedi e guardo le stelle come un vero poeta dai capelli ricci. Ma riccioli purtroppo non ne ho. O. è un oggetto al momento inutile, ossia una stufa. Mi siedo alla P. e scrivo come da un pulpito. Alla Q. giro attorno. R. è un rapinatore dal mantello romantico, è chiaro che sta imparando a fare l’attore. Si esercita nel ruolo di Karl Moor. S. si estende alla stregua di un lago sinuoso, T. traluce come un giorno dorato. La U. sarà senz’altro il duomo di Ulm. Alla V. sento cantare dei volatili, alla W. soffiano venti che fanno stormire il bosco. Nella X. non trovo Nix. Superata la Y., giungo alla Z. e alla redazione di un quotidiano zurighese consegno il mio alfabeto. |
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